lunedì, 14 maggio 2007

Le rose fioriscono di nuovo.


È passato un anno da quando Mya se n'è andata.
La rosa sulla sua piccola tomba è di nuovo in fiore, è il mese giusto. Del resto, gli abbinamenti Mya - rose - color lilla delicato - tepore del clima sono pienamente azzeccati. L'unica cosa è che dei coleotteri verdognoli si infilano nei boccioli - profumatissimi - per farsi delle scorpacciate di dolcezza, ma via! anche loro devono campare. E sono contento che la mia gattina bianca e nera, dall'unico pois perfetto e dagli occhioni verde tartaruga, contribuisca a far proseguire la vita del mondo che la vide protagonista nella sua vita e in quella di almeno altre due persone.
Un anno è passato, il dolore si smorza, la mancanza concreta si trasforma in una sorta di nostalgia spirituale. Mya è diventato Mito.

La Perla che propongo è Man of the hour, che fa parte della colonna sonora di Big fish di Burton. Nature has its own religion, Gospel from the Land. Mya è the Cat of the hour, and this is just a goodbye for now.
Testo qui. Il brano è tratto da una serata allo Shoreline Amphitheater, Mountain View, California, il 21 ottobre 2006.

postato da: Solarithan alle ore 12:57 | link | commenti (2)
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lunedì, 15 maggio 2006

Addio, Mya!



È tanto che non scrivo un post. Cercandone l'occasione e il pretesto, alla fine li ho trovati per una ragione triste.
La notte del 14 maggio, più o meno all'una e ventitré, è morta la mia adoratissima gatta Mya.
La vita di Mya è stata troppo breve, è durata solo dieci mesi. Troppo breve in funzione alla durata media di vita di un gatto, ma egoisticamente anche alla mia vita: l'esistenza di Mya ha reso meravigliosa e preziosa la mia, arricchendola di tutta una serie di regali e di sfumature sentimentali di cui parlerò più avanti.
La vita di Mya non è stata facilissima: soffriva di un'allergia alimentare riconducibile al complesso del Granuloma eosinofilico; per questo per un po' di tempo ha portato su di sè delle croste e delle lesioni, sotto e sopra il collo e dietro le sue coscine morbide. Il suo morbidissimo pelo (più morbido e tenero al tatto di qualunque altro pelo mai accarezzato da me, anche di quello delle altre mie due gatte) è piano piano ritornato intatto grazie alla pappa che gli preparavo (non senza stress, a volte, per via della sua preparazione non sempre immediata): carne di faraona, o agnello, o cavallo, o quaglia lessa e mista a un po' di patata e a un po' di mangime a base di cavallo o cervo.
E poi è arrivata la complicazione respiratoria. Una prima crisi un paio di mesi fa almeno: un versamento pleurico. All'inizio si pensava fosse una reazione allergica al cortisonico che era stato usato per debellare quelle sue piaghe; ma al ripetersi del versamento, praticamente ininterrotto nell'ultimo mese nonostante i diuretici, è emerso che la cosa fosse dovuta o a una disfunzione cardiaca o all'emergere di una peritonite infettiva da coronavirus, contratto quando ancora non si era lasciata prendere dalle mani della mia ragazza. Non c'è stato tempo di appurare con analisi appropriate. La sera di sabato ha atteso il mio ritorno, la piccola Mya, facendosi trovare nel pieno di una crisi respiratoria. Subito le ho iniettato diuretico e broncodilatatore, ma inutilmente. Mentre ero al telefono con la veterinaria, Mya cercava disperatamente le sue ultime boccate d'aria, che io provavo a darle anche con un'improvvistata e disperata respirazione musetto-a-bocca, e lasciava questo mondo. Singulti privi di lacrime, impossibilitate a venir fuori per lo sgomento... "È morta, è morta...". Chiuso il telefono, mentre mia madre mi sostituiva per un momento nella veglia a quel corpicino ancora caldo, ho chiamato la mia ragazza. Insieme a lei, poi, abbiamo creato una veglia intimamente tutta nostra: pregavamo non tanto per lei (può l'anima di un animale aver bisogno di preghiere? Certo che no...) quanto perché il viaggio verso i giardini del Paradiso le fosse piacevole, perché Dio fosse paziente mentre la piccola Mya si arrampicava sulla sua lunga barba, e perché Mya stessa pregasse per noi e ci restasse un po' vicino. Carezze, di nuovo, a lungo.
Poi, il giorno dopo l'abbiamo presa e portata in campagna a Roccagorga, da mio nonno. Scelto un punto adatto, con la mia Principessa e mio padre, ho cominciato a scavare una buca. L'abbiamo deposta delicatamente, e altrettanto delicatamente l'abbiamo ricoperta, piantando una spanna più su una pianta di rose lilla, di un colore perfettamente adatto alla delicatezza esistenziale di Mya. Con l'ultima manciata di terra a coprire quel corpicino, la mia Principessa ha chiuso quel cerchio che il suo occhio aveva aperto mesi fa.
Era il 26 settembre 2005, e con la Principessa e il mio amico Bava Beccaris si percorreva una strada di Latina particolarmente intasata da macchine in doppia fila. A un certo punto, la mia ragazza grida "Fermo, fermo! Un gattino!". L'aveva visto arretrare saltando a zampette all'aria da sotto una macchina in doppia fila, per evitarne un'altra che passava di lì in quel momento. Scendiamo e ci mettiamo a cercare. Dopo una serie di rimpiattini tra un'auto e l'altra, questo gattino si infila in un motore. Inutili i tentativi della Principessa di infilare la mano... Le faccio "prova a miagolare!", lei segue il consiglio, e la minuscola creatura viene fuori e la prendiamo. Piccola, bianca e nera (come dimenticare quella macchia nera perfettamente rotonda sul dorso, o l'unico cuscinetto nero, quello dello sperone anteriore destro, intorno al quale una macchia di pelo scuro aveva imposto il suo colore?), con lunghe vibrisse sporche di robaccia tipo ragnatele impolverate, e soprattutto due occhioni rotondi verde-tartaruga...
Quall'amore di gatto, che avrà avuto due mesi, sarebbe diventato di lì a poco la mia Mya!
Col suo carattere dolce, il suo aggredire le dita di qualunque mano spuntasse dall'alto di una sedia, il suo attaccare i miei piedi al di sotto delle lenzuola, il suo accomodarsi sul mio collo appena spenta la luce, accompagnando la mia pre-ninna con le sue morbide fusa, il suo strusciamento muso-muso, le sue palline di stagnola portate in bocca in un luogo sicuro per essere comodamente sballottate, il suo mangiare dalle mie mani, il suo scuotimento di una zampa a caso o della coda post-pasto, il suo infinito amore di gatta e con tutte le altre mille cose che il mio cuore custodirà il più possibile fedelmente, ma sempre gelosamente finché non la rivedrò poi, Mya ha rempito la mia vita di quei doni infinitamente grandi che solo chi ama ricambiandolo un animale può capire. Alla maniera meravigliosa dei gatti.
Piangerò e riderò per sempre, grazie a Mya.






Purtroppo le uniche foto che ho di lei sono delle polaroid, e dovrei farle scansionare per mostrarvele. Per ora metto un dettaglio di un disegno di funazza (leggete più sotto...). È così che mi piace immaginarmela. Per me, quello è stata: una gattina danzante felice, sempre disposta a regalarmi un fiore. E io sempre l'ho amata, la mia piccola Mya.

postato da: Solarithan alle ore 14:07 | link | commenti (8)
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