Che dire?
Una disgrazia a metà tra un incidente di caccia ed una banale sciagura domestica. Direi che il (povero) tizio s'è trovato dalla parte sbagliata del fucile. Quella che di solito tocca a uccelletti, fagiani, beccacce, cinghiali e così via.
Una miriade di pallini in faccia e la mascella letteralmente spappolata. Mmm, gnam gnam! Ah, no, aspetta: è successo a una persona in questo caso,
in questo caso!
Mi dispiace, ma forse mi dispiace di più per i suddetti uccelletti, fagiani&Co.. Loro non hanno chirurghi maxillo facciali. Loro non possono contare su una moglie shockata ma risoluta: quando vengono colpiti e riesconocomunque a fuggire, si rintanano da qualche parte ad agonizzare quel tot prima di morire. Né possono contare in un ricovero d'urgenza, se non quello in un forno o una casseruola, in un bel letto di polenta. E amen.
Sempre da quel Latina Oggi:
Ora, già il fatto che in quest'articolo mettono la foto di un agnello vivo è cosa ridicola (per non parlare della didascalia: "nella foto sotto gli agnelli (ma non è uno?) da cui nasce l'abbacchio; da ciò si deduceche l'abbacchio è il nipote di una mamma-pecora). Ma vabbé.
Abbiamo l'abbacchio certificato, wow. Un prodotto genuino e tradizionale del nostro territorio.Ariwow, genuino. Bah.
Io stavo pensando ieri, sull'autobus, che magari si potrebbero certificare altre cose, anche, tipo i giovinotti del nordlazio: gli metti un bel marchio-bandiera tricolore su una chiappa e via. O perché non i gemellini sardi? E gli infanti milanesi? Son giovani e teneri anche loro, sono gustosi gli agnelli, lo saranno pure loro, no?
E lo so, lo so: anche io mangiavo e apprezzavo l'agnello. Ma poi ho smesso, punto. E ogni tanto voglio essere polemico, ogni tanto mi voglio un po' sfogare. Anche perché sento l'impellente bisogno di espiare l'ignoranza di quel tempo che fu e le cattive azioni (per il mio corpo e per i loro corpi) riassumibile nella frase: mangiare carne.
P.S.: ci sta bene, e dà un tocco di ironia al tutto: